mercoledì 19 agosto 2015

La biologa Simona Martinotti al meeting dei Nobel a Lindau


LA BIOLOGA SIMONA MARTINOTTI AL MEETING DEI PREMI NOBEL A LINDAU

 

Oltre 22.000 candidati, 650 selezionati.

     La dottoressa Simona Martinotti è stata tra i giovani scienziati che hanno preso parte alla 65esima edizione del Lindau Nobel Laureate Meeting a fine giugno 2015.

     Tenutisi per la prima volta nel 1951, i meeting di Lindau – cittadina bavarese sul lago di Costanza, nella Germania meridionale – sono divenuti un appuntamento culturale unico durante il quale si instaura un dialogo stimolante tra diverse generazioni di scienziati. Giovani laureati e ricercatori che si sono già distinti per le proprie capacità possono confrontarsi con premi Nobel e studiosi eminenti, partecipando a convegni e seminari relativi a ogni ambito del sapere scientifico e umanistico.

     Il comitato organizzatore del Meeting ha selezionato 650 giovani promesse della ricerca provenienti da 66 diversi Paesi dei cinque continenti e ha dato loro la possibilità di incontrare e interagire con 65 Premi Nobel.

     Il meeting di Lindau rappresenta per i giovani ricercatori un grande laboratorio, un eccezionale incubatore, concentrato in un fitto programma di eventi in pochi giorni dai quali raccogliere l’esperienza, personale e tecnica, trasmessa dai Premi Nobel di tutto il mondo che, in linea con il motto dell’evento: "educate, inspire and connect", si pongono a disposizione della collettività per formare giovani ricercatori di talento in grado di contribuire in modo consistente al progresso scientifico.

 

 

     La mia amica Simona è nata a Casale Monferrato e dopo il diploma come Perito Chimico Industriale all’ITIS A. Sobrero di Casale Monferrato, si è laureata in Biologia e in Scienze Biologiche Applicate con il massimo dei voti. Ha poi iniziato il corso di Dottorato in Scienze Ambientali (Acque Interne e Agrosistemi) presso il DiSIT, e lo ha terminato nel 2012 discutendo poi la Tesi dal titolo “Active nutrients and drug: building a new synergistic approach in mesothelioma therapy”.

     Dal 2012 è post-doc presso il Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica (DiSIT) di Alessandria dell’Università del Piemonte Orientale.  Nel 2013, Simona ha vinto il Lush Prize Award, ambito premio internazionale dedicato alla ricerca nel campo dei test alternativi promosso da Lush e Ethical Consumer. Nel 2014, ha costituito con il Dr. Elia Ranzato e l’Ing. Marco Caneva, il Caffè Scienza Alessandria, presso l’Associazione Cultura e Sviluppo. Uno spazio dove parlare e discutere di scienza con i "non addetti ai lavori", aspetto molto importante del lavoro di uno scienziato.

     Oltre ad essere una giovane ricercatrice, è anche una giovane donna che ama cucinare e preparare dolci, e ama dedicare parte del suo tempo agli altri, è infatti Volontaria della Croce Rossa Italiana presso il Comitato di Casale Monferrato.

 

     Ma cosa è stato per te Lindau?

     E’ stata – ci risponde Simona - una settimana per sentirmi entusiasta di ciò che ogni giorno faccio e per sincerarmi che la strada della ricerca, per quanto difficile e perigliosa, sia la mia strada.

     Ho cercato di accumulare più esperienze e contatti possibili in questa settimana – aggiunge con il suo solito entusiasmo Simona – Tra le altre cose, ho raccolto anche i consigli dei Premi Nobel. Alcuni, come: “Lavora su qualcosa che ti entusiasma e non seguire la corrente” oppure “credici ma scegli i tuoi obiettivi e resta sempre critico” sono stati esposti con la dolcezza e la saggezza dei nonni. Ma anche “chi mai sbaglia, mai potrà giungere a importanti scoperte” è un importante ammonimento.

     C’è poi il contatto diretto con i Premi Nobel che oltre ad essere dei “miti” nella scienza sono persone in tutta la loro umiltà, simpatia e calore umano, che li pone in atteggiamento di ascolto prima ancora che in quello di “insegnanti”.

     Sono arrivata - prosegue nella chiacchierata Simona - a Lindau con molte domande e mille dubbi. Tra questi, uno in particolare aveva la priorità: come affrontare gli inevitabili e numerosi “fallimenti” nella ricerca scientifica. Forse non ho ricavato la risposta completa o una ricetta universale, ma ho acquisito una consapevolezza, condivisa con tutti gli altri giovani che erano presenti. L’unico modo è non perdere la fiducia in se stessi, insistere, amare il proprio lavoro.

     Grazie poi alla disponibilità di diversi premi Nobel, tra cui il prof. Carlo Rubbia, ho chiesto loro e registrato alcuni messaggi di incoraggiamento e di impegno per i miei studenti.

     L’esperienza più rilevante comunque emersa dal ritrovo con i Premi Nobel è stata la loro capacità di contagiare i giovani con la loro grande passione per la ricerca scientifica, perché senza passione la ricerca scientifica è un campo impossibile. Credo che due siano le parole chiave da tenere in mente per poter intraprendere la carriera scientifica: passione e voglia di lavorare senza fermarsi al primo ostacolo, al primo esperimento non riuscito o al primo risultato inaspettato.

 

     Quale Premio Nobel ti ha colpito di più?

     Tutti i Nobel Laureates con cui ho avuto il piacere di interagire sono stati molto appassionanti, ma ho conservato un ricordo speciale della professoressa Ada Yonath, premio Nobel per la Chimica nel 2009. La professoressa Yonath ci ha raccontato come dopo aver svolto vari lavori per aiutare la madre a mantenere la famiglia e dopo aver svolto il servizio militare (è nata a Gerusalemme) ha perseguito con caparbietà il suo percorso nella scienza, conciliando vita lavorativa e vita familiare

     La prof.ssa Yonath, alla fine della sua lectio, dopo aver mostrato una bellissima torta fatta da una ricercatrice del suo laboratorio e aver parlato di sua figlia e della nipotina, ha concluso dicendo "…and remember: you can be a good mother, a good cake-maker and also a good scientist!"

 

     Come ti è sembrata la cittadina di Lindau?

     Lindau – ci racconta Simona - si trova sulla sponda destra del Lago di Costanza (Bodensee), è vicina al confine con l’Austria e la Svizzera ed è circondata dalle montagne. Il suo centro storico medioevale è situato su un’isoletta sul lago di Costanza ed è collegato alla terraferma da un ponte ferroviario e stradale.

     Uscita dal treno, la prima sensazione che ho provato è quella di essere in un favola, una favola di quelle con i principi e le principesse.

     L’atmosfera elegante e signorile è la caratteristica che contraddistingue Lindau.

     Due passi dalla stazione ferroviaria, il modo più semplice per arrivare a Lindau, e ci si trova direttamente nel porto, in passato era uno dei più importanti della Baviera come testimonia la statua del leone, simbolo della forza bavarese e il Mangturm, antico faro.

     Poi si prende la via principale del centro storico ovvero la Maximilianstraße, lungo la quale si trovano molti negozi e case del ‘500 dai variopinti colori.

     Maestoso nella sua fierezza e nella sua decorazione, si erge sulla Maximilianstraße, l’Alte Rathaus: ovvero il vecchio municipio che fu eretto tra il 1422 e il 1436 in stile gotico.

     Cuore della città invece è la Marktplatz dove si trova la fontana di Nettuno costruita nel 1840. Sulla Markplatz si affacciano due chiese una accanto all’altra, quella cattolica Unserer Lieben Frau dedicata alla Madonna e la chiesa evangelica di St. Stephan.

     Di Lindau però mi ha colpito in particolare il suo Museo. E’ situato in Marktplatz, nella “Haus zum Cavazzen”. E’ un palazzo in stile barocco, con al piano terra una mostra temporanea dedicata a Nolde, mentre ai piani superiori raccoglie mobili, dipinti, sculture, oggetti in argento, in vetro ed in ceramica di diversi periodi storici. Inoltre si trovano giocattoli antichi e una famosa collezione di strumenti musicali antichi.

 

     Quale esperienza hai tratto dal Meeting di Lindau?

     Ho portato a casa con me tutte le emozioni che ho vissuto in questa settimana. Tutte le mille sfumature, vissute con chi mi è stato vicino, di questa grande opportunità, dalle prime più difficili a quelle più positive alla fine.

     E come dice Bob Dylan "abbi cura dei tuoi ricordi, perché non puoi viverli di nuovo", ne farò tesoro e farò tesoro di questa opportunità, soprattutto come una fonte di ispirazione e forza quando ne avrò bisogno per scegliere il mio posto e il mio percorso, nella vita, e per cercare di diventare una buona scienziata.
 

 
La dr.ssa Simona Martinotti
 

 

    

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